Basta superstizioni! Da “gli archetipi di Frigeste” - Pensarediverso. Fisica e metafisica quantistica.

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Basta superstizioni! Da “Gli archetipi di Frigeste”



Accadde quando Frigeste e la sua scassata banda di accompagnatori attraversarono il lontano regno governato dagli scienziati. Guai a chi diffonde fake-news nel regno degli scienziati!
1 Le rane erano insoddisfatte.
Le rane non erano entusiaste di dover svolgere un compito che le impegnava fattivamente. In fondo, loro erano solo delle spettatrici, e come tali avrebbero dovuto essere rispettate e riverite. Cos’era questa novità, per cui se i protagonisti del dramma si trovano in difficoltà, il pubblico deve intervenire per toglierli dai guai? Il pubblico dovrebbe restarsene seduto comodamente a mangiar noccioline, mentre gli attori soccombono alle loro tragiche vicende. Al massimo, il pubblico dovrebbe commuoversi e piangere, ma lavorare, mai!
Si sentivano un po’ violentate nei loro diritti, e se lo andavano ripetendo, mentre si avvicinavano svogliatamente al punto più alto della collinetta. Proprio in quel momento, prima ancora che potessero vedere cosa le aspettava al di là, il loro istinto di rane captò qualcosa di nuovo e piacevole. I mugugni furono rapidamente accantonati e la loro attenzione si concentrò su una sensazione diversa, legata all’istinto di sopravvivenza.

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2 «Acqua!» gracidò una rana.
«Acqua!» gracidò una.
«Anche io la sento!» confermò un’altra a viva voce.
Corsero, anzi saltellarono fino al culmine della collina, e videro, oltre quel limite, dove il paesaggio si faceva nuovamente pianura, un lungo nastro nel quale il blu e il verde si alternavano e si mescolavano secondo l’incidenza del sole e del punto di osservazione.
La striscia procedeva abbastanza regolarmente, ma notarono subito che differiva alquanto dai corsi d’acqua nativi e amati; infatti, gli argini non erano segnati da canneti, o da qualsiasi altra vegetazione delimiti ordinariamente i corsi d’acqua, bensì erano tutti privi di vegetazione. Non sapevano che canne, papiri e affini, in quanto coinvolte in miti di origine orientale relativi a piramidi e idiozie simili, erano state depennate, per complicità in reato di superstizione, dal consesso di quanti avevano diritto a vivere. Quindi, semplicemente, non esistevano. Tuttavia, l’acqua era lì, e senza indugio scesero rapidamente fino a raggiungere la pianura. Stavano saltellando verso il prezioso elemento quando, attraversando uno stradone che correva parallelo al fiume, incontrarono un gruppo di abitanti del luogo. Erano tutti giovanissimi, anzi bambini.
3 Ma che bella giornata!

«Buongiorno ragazzi, che bella giornata, vero?» disse la più intraprendente per attaccare discorso, dato che le rane, oltre a essere animali socievoli, sono molto curiose e, non avendo solitamente opere più meritevoli da compiere, amano molto parlare con tutti del più e del meno.
I giovani indigeni le guardarono. Alcuni risposero: «Sì» altri risposero: «No» altri ancora: «Non lo so».
«Ma bene» continuò la rana, «il sole è caldo ma questo venticello mitiga molto la calura, che ne pensate?».
Ci pensarono un poco poi alcuni risposero con una certa esitazione: «Sì» altri invece: «No» e tutti gli altri: «Non lo so».
«Bene, bene». La rana cominciava a sospettare qualche stranezza nel comportamento degli interlocutori. In effetti, tutti quei sì, no e non lo so, erano sconcertanti.
«Si direbbe che conoscano solo queste affermazioni» pensò, «le gradazioni intermedie, come il forse, saranno ignote a questo popolo?».
Con l’astuzia maturata in lunghe sessioni di conversazione, decise di insistere tentando un approccio diverso.
«Dunque, amici, che mi dite del tempo di oggi?».

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4 Guai a chi diffonde informazioni false!
Quello che sembrava il capo dei giovani indigeni sbottò.
«Ma, insomma, che volete? Come pensate che si possano dare informazioni sul tempo, che non siano scientificamente convalidate? Purtroppo, stamattina siamo partiti presto e non abbiamo seguito i bollettini meteorologici, i quali soli esprimono la verità sulle condizioni climatiche odierne. Non pretenderete che ci assumiamo la responsabilità di formulare ipotesi prive di supporto scientifico? Occorre valutare i dati provenienti dalle strumentazioni: pluviometri, anemometri, barometri, igrometri, e tutti gli altri. Solo allora si potrà parlare con cognizione di causa del tempo».
Poi riprese, insospettito: «Ma voi, chi siete e da dove venite per fare queste strane domande?».
Se le rane fossero state più intelligenti, avrebbero capito l’antifona e avrebbero risposto in altri termini. Purtroppo per loro, non lo erano abbastanza.
«Noi siamo il pubblico di una vicenda fantastica, cari signori. Siamo qui per seguire gli eroi protagonisti. Questi però sono un po’ stupidi, invece di ascoltare i consigli dei loro spiriti protettori si cacciano continuamente in un mare di guai. Per esempio, ora sono capitati in questo deserto e non sanno come uscirne. Ma noi ci divertiamo molto a seguirli. Ecco, per questo ora siamo qui».
Sentendo parlare di vicenda fantastica e di spiriti il giovane capo indigeno aveva storto la bocca come se gli fosse stato imposto di masticare, molto lentamente e senza pane, un grosso succoso scarafaggio.
«Voi, dunque, siete venuti nella nostra terra per introdurre e proporre alle nostre genti queste dottrine astruse? Secondo voi dovremmo credere alle storie fantastiche? Voi pensate che noi potremmo umiliare la nostra intelligenza bevendo e mangiando il veleno delle vostre superstizioni? Non esistono spiriti né storie fantastiche, e se ci sono vanno eliminati, poiché per troppo tempo hanno mantenuto nel sottosviluppo intellettuale un grandissimo numero di popoli inferiori e di genti credulone.
Fortunatamente noi siamo evoluti, siamo stati correttamente educati dai nostri scienziati; noi riteniamo meritevole di attenzione solo quanto scientificamente provato, tutto il resto non ha altro effetto se non quello di farci ricadere nella barbarie».
5 Un prudente dietrofront.

«Perfetto, siamo d’accordo con voi, signori, la pensiamo nello stesso modo» approvò prudentemente un’altra rana che aveva molto viaggiato, e dunque, a somiglianza di tutte le rane che hanno esperienza di come va il mondo, era sempre propensa a farsi gli affari suoi quando incappava nei ragionamenti dei tipi strani. Continuò: «Ora abbiamo fretta di proseguire, giovani signori. Tanti saluti, e speriamo che sia una buona giornata, se il bollettino meteorologico lo consente».
Fecero per incamminarsi ma gli indigeni le circondarono sbarrando la strada. Purtroppo, erano assai più numerosi e più robusti.
«Un momento, straniere. Prima dovete chiarire meglio la vostra posizione. Perché vi aggirate tra la nostra gente, diffondendo usanze primitive proibite, quali la credulità nelle storie fantastiche? Perché affermate di sperare che sia una buona giornata? Come potete interpellarci parlando di speranza? Non sapete che questo è un sentimento deteriore, che si fonda su basi discutibili e giunge sempre a conclusioni irreali? Da tempo qui abbiamo abolito la speranza!».
«Ma noi dicevamo solo per scherzare» protestarono le poverine. «Non ci importa di diffondere niente, siamo gente tranquilla che rispetta tutti, vorremmo solo raggiungere l’acqua del fiume per sciacquarci un po’ le zampe, se è scientificamente possibile».
«Dicevate per scherzare?» sobbalzò il giovane capo. «Ma vi rendete conto di quante falsità continuate a proferire? Scherzare significa mettere in caricatura la verità. Lo scherzo e l’umorismo sono il terreno più scivoloso verso la menzogna e l’alterazione delle conoscenze comprovate. Da decenni qui non si scherza più, per fortuna. No, non possiamo lasciarvi andare. Oltre a parlare di storie fantastiche, voi citate concetti velenosi quali la speranza e l’umorismo. È decisamente troppo!» concluse.
6 Giustizia scientifica venne fatta.

Estrasse il ‘Vademecum del Perfetto Guardiano della Ortodossia Scientifica’ e lo consultò in più punti finché venne rimandato alla voce: ‘Untori’.
Lesse e decise: «Voi dovete essere eliminati, stranieri, per il bene generale. Non possiamo tollerare che turisti appartenenti a razze inferiori vengano a contaminare la sana formazione delle parti più deboli della nostra popolazione. Sì, la soluzione scientifica più corretta è che voi siate tutti eliminati» concluse tra le espressioni di assenso dei suoi alleati.
Si spostò al bordo della strada, prese un grosso sasso e lo scagliò sul gruppo di rane. Altrettanto fecero gli altri, precipitando una grandine di pietre sulle meschine. Alcune, che tentavano di scappare saltellando, vennero ugualmente raggiunte da numerosi ciottoli appuntiti lanciati con arte e precisione. Nessuna riuscì a sfuggire alla crudelissima strage, tanto più esecrabile in quanto compiuta nei confronti di innocue indifese creature.
Conclusa l’operazione i giovani indigeni, secondo quanto previsto dal Vademecum in tema di igiene dei luoghi pubblici, ripulirono accuratamente la strada. Ripresero poi allegramente il loro cammino, consapevoli di aver ben operato per una giusta causa.
(Tratto da: Gli archetipi di Frigeste, Bruno Del Medico Editore)
www.giardinoquantico.it

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