Sincronicità, il portale di un altro volto dell’universo - Pensarediverso. Fisica e metafisica quantistica.

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Sincronicità, il portale di un altro volto dell’universo



Sincronicità è il nome dato da Jung al fenomeno che genera nella nostra esistenza eventi straordinarti quali i presentimenti, le premonizioni, i sogni che si avverano, o anche il susseguirsi di fatti senza legami tra loro, ma che nel complesso acquisiscono un senso preciso nella nostra percezione.
Quando accade una sincronicità?
Si verifica tutte le volte in cui un insieme di “segnali” ci conduce a un esito per cui possiamo dire “me lo sentivo, me lo aspettavo”, come se qualcosa o qualcuno avesse voluto avvertirci e darci dei consigli di comportamento. Si tratta di vera sincronicità quando ciò accade senza che avessimo già dentro di noi la conoscenza necessaria a elaborare la conclusione. Esempio: devo partire per un viaggio ma improvvisamente, per una strana sensazione di disagio, decido di non partire più, e il mezzo (treno, aereo altro) si trova coinvolto in un grave incidente con molte vittime.

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Da dove viene questa conoscenza?
Evidentemente non può essere stata elaborata nella nostra mente che, secondo la scienza attuale, non può prevedere il futuro. Jung suggerisce che la conoscenza totale dell’universo sia racchiusa in una coscienza superiore, che lui chiama “inconscio collettivo”. Noi tutti, oltre ad attingere alla nostra coscienza individuale che contiene informazioni molto limitate, possiamo attingere anche all’inconscio collettivo che contiene tutta la conoscenza dell’universo.
Questa conoscenza praticamente infinita è presente nell’inconscio collettivo in forma di ARCHETIPI, cioè principi di conoscenza, che possono manifestarsi psichicamente in noi attraverso mezzi come i sogni, le premonizioni, le sensazioni, o la decifrazione di fatti significativi che avvengono nel nostro quotidiano: fatti che singolarmente potrebbero essere considerati come appartenenti al caso, ma che nel complesso si confermano tra loro fino a convergere in un’unica profezia.
Perché non accade sempre?

Jung si pone questa domanda e stabilisce una relazione tra il verificarsi di sincronicità e il nostro consenso affinché si verifichino. Secondo Jung, la nostra coscienza individuale stabilise un livello di vigilanza che impedisce alla coscienza collettiva di compenetrarsi in noi. Per consentire all’inconscio collettivo di riversare i suoi archetipi nella nostra coscienza individuale, questa dovrebbe abbassare il suo livello di vigilanza, le sue difese; cosa che istintivamente non siamo disposti a fare.
Nel suo saggio “La sincronicità come principio di nessi acasuali” Jung scrive:
“Ogni stato emotivo causa una modificazione della coscienza, modificazione che Pierre Janet ha definito “abaissement du niveau mental” (abbassamento del livello mentale”. Ciò significa che subentra un certo restringimento della coscienza e al tempo stesso un rafforzamento dell’inconscio…Di conseguenza la coscienza cade sotto l’influenza di impulsi e contenuti inconsci istintivi”.
La coscienza abbassa naturalmente i suoi livelli di difesa in occasione di traumi psicologici o vicende emotive complesse, come un cambiamento improvviso nel nostro tenore di vita, un amore, un tradimento, la perdita di una persona cara. Alle volte il fenomeno sincronistico precede tali avvenimenti, a conferma che il tempo è solo una nostra percezione e al livello dell’inconscio tutto è solo presente, non ci sono un prima e un dopo.

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4-La psicologia orientale

La psicologia orientale tende a insegnare l’abbassamento dei livelli di difesa della coscienza come obiettivo e risultato di esercizi, e tuttavia anch’essa conferma che il contatto con la dimensione misteriosa dell’universo (il Tao) avviene estraniandosi da se stessi.
Commentando il Chuang-tzu, Hans Kung scrive: “Nel testo si parla sia del “sedere e dimenticare” che del “digiunio del cuore”, e ciò non significa altro che svuotare i sensi e la mente: “Che i tuoi orechi e i tuoi occhi entrino in comunicazione con il tuo intimo.. Allora verranno a visitarti anche gli Dei e gli spiriti”
In una conversazione con Confucio, il discepolo Yen Hui dice:
-  Ho fatto dei progressi. Sono giunto alla quiete e ho dimenticato tutto
-  Che cosa intendi dicendo questo? – domandò Confucio
-  Ho dimenticato il mio corpo e abbandonato la mia conoscenza.
-  Lontano dal corpo e libero dal sapere sono diventato uno con ciò che tutto compenetra
5-Tao e Spirito

Nella concezione occidentale il Tao può essere considerato analogo allo Spirito della Bibbia. Lo Spirito Santo permea tutta la creazione e dallo Spirito discendono tutte le illuminazioni che guidano l’uomo, e lo rendono capace di essere profeta della sua vita.
Nel libro di Gioele Dio dice:

“…Dopo questo, io effonderò il mio Spirito su ogni uomo
E diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie.
I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni.
Anche sopra gli schiavi e sulle schiave
In quei giorni, effonderò il mio Spirito” (Gioele 3)
I canali di comunicazione con lo Spirito sono la meditazione e la preghiera, ma ancora una volta la Bibbia con le parole di Gesù conferma che ciò deve avvenire estraniandosi dal mondo e da se stessi: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6)

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