L’archetipo dell’ombra - Pensarediverso. Fisica e metafisica quantistica.

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Antologia > Inconscio collettivo
L’archetipo dell’ombra



Secondo Carl Jung, l’archetipo dell’ombra rappresenta il “lato oscuro” della nostra personalità. Si tratta del mondo sotterraneo della nostra psiche, nascosto sotto la botola nella cantina della "casa" di Jung.  Qui si trova il nucleo più primitivo della psiche, un insieme degli istinti più repressi, degli egoismi, delle predisposizioni bestiali. Questa componente psichica c'è, anche se la nostra mente cosciente la rifiuta perché ripugna di guardare agli abissi più profondi della propria interiorità.
1 – I piani della “casa” di Jung
L’archetipo dell’ombra era la soluzione prevista per il quiz “Trova il nesso logico (1)”
Aggiungo una spiegazione, trattando in modo estremamente succinto argomenti a cui illustrissimi personaggi hanno dedicato intere vite di lavoro.
Jung immaginò che nella psiche di ogni individuo siano presenti tre “strati”:
- Coscienza individuale.
- Inconscio individuale.
- Inconscio collettivo.
Elaborò questa conclusione dopo il celeberrimo sogno sulla “casa”, composta da più livelli: dal piano nobile, al pianterreno, alla cantina, alla botola segreta in fondo alla cantina.
Il primo strato, la coscienza, non ha bisogno di essere spiegato perché è lo stato cosciente della psiche di ogni individuo.

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2 -Inconscio individuale e inconscio collettivo
L’itinerario di differenziazione tra Jung e Freud raggiunse l'apice quando, nel 1912, Jung decise si pubblicare il suo lavoro (La libido: simboli e trasformazioni) nel quale esponeva tutti i suoi dissensi teorici.
In questo libro manifesta il suo orientamento, teso a estendere la ricerca analitica dalle storia individuali alla globalità dell'umanità: infatti, secondo Jung, oltre a un inconscio individuale esiste un inconscio collettivo, che manifesta la sua presenza e agisce attraverso gli archetipi.
Jung afferma che l’inconscio personale deve la sua esistenza all’esperienza personale ed è composto essenzialmente da contenuti che sono stati consci, anche se poi sono stati dimenticati o rimossi.
Viceversa, i contenuti dell’inconscio collettivo non sono mai stati nella coscienza individuale e perciò non sono mai stati acquisiti tramite l’esperienza, ma sono una specie di “eredità” gratuita che tutti riceviamo: si tratta di un vero tesoro, l’esperienza di tutta l’umanità vissuta prima di noi.
Conseguentemente, Jung distingue i due tipi di inconscio facendo riferimento al loro contenuto: l’inconscio individuale contiene soprattutto complessi; l’inconscio collettivo, invece, è formato essenzialmente da archetipi, o “modelli primordiali”.
3 - Gli archetipi
Gli archetipi corrispondono alle esperienze maturate dall'umanità in tutta la sua storia evolutiva. Sono la memoria dell'umanità, e sono racchiusi in uno spazio che Jung chiama “inconscio collettivo”. Lo definisce così perché non è individuale ma è condiviso, accessibile da tutta l'umanità e da ogni singolo essere umano.
Gli archetipi residenti nell’inconscio collettivo hanno il potere di intervenire nella vita dei singoli individui generando episodi che Jung chiama sincronicità.
Nella costruzione di questa teoria ebbe l’appoggio e il sostegno del celebre fisico premio Nobel Wolfgang Pauli, che lo incoraggiò a esplicitare le sue conclusioni nonostante Jung avesse esitato per anni a farlo. Pauli lo convinse a pubblicare assieme, nel 1952, un’opera contenente due saggi, uno di Pauli e l’altro di Jung. Il contributo di Jung era intitolato “La sincronicità come principio di nessi acasuali”.
Tra gli archetipi ipotizzati da Carl Jung ricordiamo:
- L’Anima (figura femminile nell’inconscio maschile).
- l’Animus (figura maschile nell’inconscio femminile).
- Il Vecchio Saggio, la Madre, l’Acqua, l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero, l’Angelo custode, l’Amante, il Cercatore, il Distruttore, il Creatore, il Sovrano, Mago, Saggio, il Folle.
Sicuramente l’archetipo più tenebroso è l’Ombra.

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4 - L’archetipo dell’Ombra.

Secondo Carl Jung, l’archetipo dell’ombra rappresenta il “lato oscuro” della nostra personalità. Si tratta del mondo sotterraneo della nostra psiche, nascosto sotto la botola nella cantina della "casa" di Jung.  Qui si trova il nucleo più primitivo della psiche, un insieme degli istinti più repressi, degli egoismi, delle predisposizioni bestiali. Questa componente psichica c'è, anche se la nostra mente cosciente la rifiuta perché ripugna di guardare agli abissi più profondi della propria interiorità.
Quello di “ombra” è un termine che Jung prese da Friedrich Nietzsche. A prima vista la maggior parte di noi si percepisce e si atteggia come una persona  buona e animata da nobili intenti. . Dentro di noi, però, ci sono dimensioni represse, istinti ereditati in cui talvolta si annidano la violenza, la rabbia, l’odio.essere. In proposito Jung dice:
“Purtroppo, non c’è alcun dubbio che, in generale, l’uomo è meno buono di quanto egli stesso immagini o voglia essere. Ognuno ha un’ombra, e tanto più questa è nascosta rispetto alla vita cosciente dell’individuo, tanto più diventa nera e densa. In qualsiasi caso si tratta di uno dei nostri peggiori ostacoli, dal momento che frustra le nostre intenzioni più benintenzionate.”
Spesso, tutto ciò che consideriamo “cattivo” per via della nostra educazione e delle norme morali della nostra società, diventa la nostra ombra.
Però non dobbiamo pensare di avere  dentro di noi un Mr. Hyde che grida per poter uscire allo scoperto. Spesso l'ombra è il punto di partenza per  un rinnovamento della personalità. Il "confronto con l'ombra" rappresenta la prima fase della terapia junghiana. Infatti, molto spesso i nostri "difetti" derivano la loro origine dai complessi inconsci presenti nella nostra ombra.
L’archetipo dell’ombra non dimora soltanto nelle singole persone. A volte è presente anche in “gruppi di persone”, in sette, comunità politiche o religiose o di ogni altro tipo. Probabilmente ogni multinazionale ha un'ombra molto scura. Accade spesso che queste organizzazioni obbediscano agli impulsi della loro ombra per giustificare atti di violenza o frode contro l’umanità.
Ricapitolando, l’inconscio collettivo rappresenta un contenitore di “idee” o “modelli”, gli archetipi. È come una coscienza superiore, a cui tutte le coscienze individuali sono collegate, in modo da poterne condividere i contenuti.
Gli archetipi contenuti nell’inconscio collettivo sono le forme e i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture. Tutti noi ne possiamo attingere senza averne fatto direttamente esperienza.
Jung costruisce la teoria dell’inconscio collettivo partendo dall’esame delle strane coincidenze che interessano tutte le persone. Quando queste coincidenze si manifestano in modo talmente significativo da non poter essere considerate semplici frutti del caso, diventano sincronicità. Non possono più essere considerate frutto del caso, ma hanno bisogno di un livello di coscienza superiore per poter essere spiegate.

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