Oves et boves et universa pecora. In quale fattoria viviamo? - Pensarediverso. Fisica e metafisica quantistica.

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Oves et boves et universa pecora. In quale fattoria viviamo?


Facciamo un esercizio di fantasia immaginando il nostro pianeta come una grande fattoria, dove ciascuno di noi svolge un ruolo assimilabile a quello dei vari animali, mentre aspireremmo tutti ad essere i fattori che la governano. Una ipotesi azzardata e mortificante?
1 Oves et boves
La locuzione “Oves et boves” è abbastanza assimilabile a quella usata attualmente, che recita “Cani e porci”, cioè “tutti”. Dal punto di vista etimologico, si tratta di una antica formula notarile, usata nei casi di cessione di una fattoria con tutto il bestiame. Con “Oves et boves” si intendeva il bestiame nobile, le pecore e i bovini, probabilmente anche i maiali. Per ulteriore scrupolo si aggiungeva “et universa pecora”, con riferimento al “pecus”, cioè a tutti gli altri piccoli animali come, per esempio, polli e altri volatili, gatti, cani, anfibi, roditori, eccetera, fino alle zecche dei cani, ai lombrichi del terreno e ai moscerini dell’uva. In effetti, nessuna creatura vivente poteva sfuggire al dominio esercitato dal fattore nella sua proprietà.
A questo punto, possiamo fare un esercizio di fantasia immaginando il nostro pianeta come una grande fattoria, dove ciascuno di noi svolge un ruolo assimilabile a quello degli oves, o dei boves, o dell’infima categoria detta “universa pecora”, mentre aspireremmo tutti ad essere fattori.
Una ipotesi azzardata e mortificante? Mica tanto. Prendiamo a esempio una delle fattorie immaginarie più note.

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2 La fattoria di Orwell.
La fattoria degli animali (Animal Farm) è una novella allegorica di George Orwell pubblicata per la prima volta il 17 agosto 1945.
Il romanzo è ambientato in una fattoria nei pressi di Willingdon, in Inghilterra, dove gli animali, stanchi dello sfruttamento del loro fattore, si ribellano. La rivolta riesce, e gli animali rinominano la fattoria come "Fattoria degli Animali". A questo punto, scrivono i Sette Comandamenti: il più importante è “Tutti gli animali sono uguali". Ben presto, però, i maiali ritengono di essere più uguali degli altri e pretendono di diventare i nuovi fattori. La fattoria di Orwell è il paradigma di una grande verità: nella storia umana non è mai esistita una fattoria che non sia partita con le migliori intenzioni, proclamando che over et boves sono uguali a tutti gli altri animali. Il principio di uguaglianza tra gli animali viene comunque vanificato dall’esistenza del fattore, che scrive le regole e perciò è più uguale degli altri.
3 La comunità umana

La comunità umana nel suo complesso, e ogni singola comunità, non sfugge mai a questa regola. Dal punto di vista della organizzazione sociale, c’è sempre un re che, per il bene del suo popolo, lo manda a morire scatenando guerre in nome di ideali improbabili quali “la difesa dei sacri confini” o altre amenit.
Dal punto di vista della organizzazione spirituale, le caste religiose di ogni tempo hanno predicano l’uguaglianza degli uomini salvo poi stabilire che le caste sono più uguali, e possono arrogarsi il potere di stabiliscono regole e imporre cerimoniali, verità rivelate e dogmi.
Sul piano dei rapporti individuali, in ogni società, fino alle “fattorie familiari” si solidificano usi e costumi che stabiliscono priorità e diritti riservati solo ad alcuni (per esempio, agli individui maschi) mentre altre fasce sociali vengono sottomesse e ridotte quasi in schiavitù.

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4 Una evoluzione incompleta.

Il nostro cervello si sta evolvendo in modo straordinario dal punto di vista delle capacità pratiche. Per esempio, siamo tutti capaci, salvo lesioni cerebrali, di metterci alla guida di un’auto e, nel caso di un sorpasso, sappiamo eseguire con precisioni calcoli complessi come la valutazione delle velocità del nostro mezzo, di quello che abbiamo davanti e di quello che sta arrivando sulla corsia opposta, per stabilire se il sorpasso è possibile. Lo facciamo senza usare carta e penna, né tantomeno calcolatrici di sorta. Sappiamo usare con maestria strumenti complicatissimi come i moderni computer e cellulari. La nostra intelligenza “ingegneristica” si è evoluta in modo incredibile da quando sapevamo a malapena scheggiare qualche sasso da usare come arma.
Tuttavia, la nostra intelligenza e sensibilità sociali non si sono sviluppate nello stesso grado. Quando sono in gioco i nostri interessi, l’egoismo continua a prevalere.
5 Sarà sempre così?

Molti affermano che l’evoluzione umana è solo la somma caotica di infinite casualità. Nei fatti, oggi stiamo molto meglio rispetto ai nostri progenitori trogloditi. Diciamo che oggi viviamo molto meglio, malgrado noi stessi. Sembra quasi che una “forza” ci abbia guidato lungo un cammino dal quale abbiamo sempre cercato di deviare, ma senza riuscirci (per fortuna).
Mentre questa forza ci guidava sul sentiero di un progresso tecnico e civile costante, noi organizzavamo guerre, programmavamo omicidi e distruzioni, lottavamo per diventare i padroni delle nostre fattorie.
Fino ad oggi, questa “forza” è stata più potente di noi, sicché la nostra specie è sopravvissuta e oggi siamo qui a lanciar sonde verso Marte che presto colonizzeremo.
6 Le sincronicità teorizzate da Carl Jung

Secondo Carl Jung, psicanalista e filosofo svizzero questa “forza” si esplica con azioni particolari chiamate sincronicità. Jung affermava che le sincronicità possono essere considerate come “messaggi” rivolti alle singole persone, e si esplicano attraverso l’accadere di particolari coincidenze che egli definisce “numinose”. La somma di queste strane coincidenze potrebbe sollevare “dubbi” o “domande” nella psiche di una persona, indicendola a riflettere su particolari aspetti della sua vita.
Successivamente, un esegeta di Jung, Joseph Cambray, ha perfezionato questa teoria.
Joseph Cambray è uno psicanalista junghiano di fama internazionale che ricopre ruoli importanti in diverse associazioni, ed è docente di ruolo alla Harward Medical School.
Nel suo libro “Sincronicità. Materia e psiche in un universo interconnesso” Cambray propone una estensione della teoria di Jung, suggerendo che alla base di molte evoluzioni culturali dell’umanità ci sia un “meccanismo sincronistico” che le ha promosse, favorite e accompagnate nel loro svolgimento.
In pratica, Cambray potenzia l’azione delle sincronicità considerandole efficaci, oltre che nell’ambito individuale, anche in quello collettivo di gruppi umani, di popoli, e dell’universo intero.  Egli le definisce “sincronicità culturali”.
A titolo di esempio Cambray ripropone in chiave sincronistica gli eventi che hanno accompagnato la nascita della democrazia nell’antica Grecia.
Questa sincronicità si sarebbe dispiegata nell’arco di un tempo storico durato decenni, e sarebbe culminata nella riforma di Clistene avvenuta nel 508-507 a.C.  
Questo evento interessò inizialmente un piccolo popolo, ma ha contagiato il mondo e oggi moltissime nazioni praticano un regime democratico.
Dunque, la misteriosa “forza” che guida l’umanità verso stadi evolutivi sempre più avanzati potrebbe assomigliare molto alle sincronicità teorizzate da Carl Jung.
Dove nascono queste sincronicità? Secondo Jung la loro fonte si trova nell’inconscio collettivo, che contiene tutta l’esperienza dell’umanità, in forma di archetipi. Gli archetipi possono fluire dall’inconscio collettivo a quello individuale in forma di sincronicità. Quando lo fanno, coinvolgono l’individuo (o la comunità) in un assieme di coincidenze “numinose”.
Se avete vissuto eventi strani di cui non riuscite ad elaborare una spiegazione logica, cominciate a chiedervi se questa non fosse una sincronicità, cioè un messaggio per voi proveniente da una “coscienza universale”.
7 Il punto Omega e la fattoria ideale.

Non possiamo dimenticare una profezia formulata da uno scienziato, Pierre Teillard de Chardin. Secondo la sua teoria, l'universo è in costante evoluzione verso livelli più elevati di complessità e di coscienza che vanno dalla geosfera, alla biosfera e alla noosfera. Per Teilhard de Chardin l'universo, se è attratto da un punto supremo di complessità e coscienza, non può che muoversi nella direzione di una crescente complessità e di una crescente coscienza. Per questo Teilhard de Chardin ha formulato il concetto di “Punto Omega”. Non si tratta solamente del punto di arrivo del processo evolutivo. In effetti, il Punto Omega è il massimo della complessità e della coscienza.
Dunque, l’umanità futura è destinata a superare il concetto di fattoria orwelliana? Vivremo in una fattoria ideale in cui gli animali sono veramente tutti uguali?
La fattoria ideale, per ora, rimane solo una profezia mistica. La troviamo in un testo religioso, il libro del profeta Isaia (11. 6-8):
"Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi."

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